Gravina lascia la figc in ottima salute nonostante le aggressioni subite
Un bilancio netto e ribadito con forza quello tracciato dal presidente uscente della FIGC Gabriele Gravina, chiamato a fare il punto finale sulla propria gestione. Nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, Gravina ha descritto la situazione della Federazione evidenziando stato di salute, progettualità e risultati, mentre le sue parole hanno toccato anche temi delicati come la crisi della Nazionale e le motivazioni del passo indietro.
FIGC Gabriele Gravina bilancio della gestione e consenso
Secondo quanto dichiarato da Gravina, la fine del mandato coincide con la consegna di una struttura in condizioni positive. Il presidente uscente ha sostenuto di lasciare una Federazione in ottima salute e con progettualità avanzata. Nel contempo, ha richiamato le difficoltà affrontate, parlando di tante aggressioni subite che, a suo avviso, hanno finito per mortificare sia l’attività della governance sia il lavoro quotidiano dell’istituzione.
La governance è stata presentata come sostenuta da numeri che puntano a legittimare il percorso: 98,7% di consensi. Nel quadro dei risultati indicati, Gravina ha inoltre menzionato un impatto economico rilevante, facendo riferimento a 1,4 miliardi di gettito fiscale assicurati dal calcio al Paese.
crisi della nazionale e rifiuto dell’idea di intervento esterno
Un passaggio centrale riguarda la situazione della Nazionale azzurra. Gravina ha respinto con decisione l’ipotesi di misure straordinarie che prevedessero un intervento esterno. Le sue parole hanno richiamato un tema legato al rendimento sportivo nel tempo, sintetizzato nell’impostazione “Niente Mondiale dal 2014?”, collegando la valutazione alle conseguenze che la sfortuna e i risultati avrebbero comportato.
Il presidente uscente ha richiamato anche un punto attribuito al presidente del CONI, Buonfiglio, sostenendo che un risultato sportivo non offrirebbe i presupposti per un commissariamento. In questo modo, l’idea di un cambio di gestione attraverso strumenti straordinari viene ricondotta a una mancanza di base formale e a una prospettiva diversa sul rapporto tra sport e assetto istituzionale.
dimissioni FIGC Gravina motivazioni e contesto dello scontro
La scelta di lasciare la guida della FIGC è stata spiegata come conseguenza di un clima percepito come logorante. Gravina ha fatto riferimento a un scontro di potere considerato difficoltoso da sostenere nel tempo, delineando un addio maturato anche sul piano della riflessione successiva.
Nel racconto delle motivazioni, il presidente uscente ha affermato di essersi sentito spesso bersagliato. La decisione di dimettersi viene presentata come una presa d’atto sull’impossibilità di continuare un confronto inteso come difesa di una posizione personale. Un passaggio ulteriore riguarda la tempistica: Gravina sostiene di dover andarsene prima, indicando il periodo tra giugno e luglio 2025, una volta constatato che ogni tentativo di riforma si sarebbe arenato.
successione ai vertici FIGC e futuro della federazione
Nel guardare al domani, Gravina ha espresso serenità per il futuro della Federazione e per la sua stabilità. Ha indicato come punto di continuità la capacità della dirigenza, con parole di stima per i nomi chiamati in causa.
Abete e Malagò nel dopo Gravina: stabilità e gestione
Gravina ha citato Abete e Malagò descrivendoli come due ottimi dirigenti. Secondo le sue dichiarazioni, la FIGC resterebbe comunque in buone mani. Nel contempo, il presidente uscente ha riconosciuto di percepire il “vento dell’opinione pubblica”.
principali figure citate
Le persone richiamate nelle dichiarazioni includono:
- Gabriele Gravina, presidente uscente della FIGC
- Buonfiglio, presidente del CONI
- Abete, dirigente citato da Gravina come riferimento per il futuro
- Malagò, dirigente citato da Gravina come riferimento per il futuro
